Coronavirus e cardiopatie congenite: ancora più precauzioni per chi ha problemi di cuore

Contrarre l’infezione da Covid-19 è più rischioso per i pazienti affetti da patologie cardiovascolari.

Il nuovo coronavirus è responsabile di quella che l’OMS ha appena riconosciuto come pandemia. 

I primi dati dell’epidemia mostrano che, oltre ai pazienti anziani, anche gli individui con comorbidità, ovvero coesistenza di più patologie, hanno maggior rischio di contrarre la malattia nella forma più severa.

Tra questi, in prima linea ci sono coloro che soffrono di patologie cardiovascolari e diabete.

Il dottor Massimo Chessa, responsabile di UNICCA, l’unità di Cardiologia dei Congeniti Adulti all’IRCCS Policlinico San Donato, spiega perché sono necessarie maggiori precauzioni.

I primi studi scientifici su Covid-19 e cuore

“Il tropismo del nuovo coronavirus, ovvero la capacità specifica di colonizzare una zona o un organo, è soprattutto per i polmoni, parte integrante del sistema cardiocircolatorio – spiega Chessa.

Sappiamo già che i virus in generale, i coronavirus con cui abbiamo già avuto a che fare hanno una capacità lesiva del miocardio, ovvero capacità di danneggiare le cellule cardiache.

Va da sé che in un cuore già in sofferenza, i danni possono essere peggiori”.

In un approfondimento recentemente pubblicato dal prestigioso American College of Cardiology, si descrive infatti che, per quanto sia prematuro definire l’impatto cardiovascolare di Covid-19, la comunità medico-scientifica conosce il legame tra i coronavirus e maggior rischio per i cardiopatici. Il maggior rischio non è una maggiore possibilità di contrarre il virus, ma piuttosto che se si contrae, vi sono potenziali maggiori rischi di avere una forma clinicamente importante.

I RISCHI PER I CARDIOPATCI CONGENITI

“I rischi maggiori se si contrae il virus,  li corrono tutte le persone affette da una cardiopatia congenita con associata una problematica polmonare

Penso ai pazienti che hanno realizzato l’intervento di Fontan per correggere un cuore univentricolare: una malattia polmonare ha una ripercussione immediata e severa sul funzionamento del cuore, anche per i cuori giovani.

Oppure i pazienti che soffrono di ipertensione arteriosa polmonare, disfunzione ventricolare, o quelli affetti da sindrome di Eisenmenger: il legame tra cuore e polmone è indissolubile. 

L’interessamento delle cellule miocardiche potrebbe aggravare notevolmente la funzionalità di un apparato cardiovascolare già indebolito da una patologia congenita”.

PRECAUZIONI MASSIME PER EVITARE IL CONTAGIO

La cosa fondamentale è quindi seguire tutte le precauzioni diffuse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, stare a casa e limitare al massimo i contatti.

“I cardiopatici congeniti - avverte il dottore - sono considerati pazienti ad alto rischio, come gli anziani, e la precauzione deve essere massima.

Mi riferisco a pazienti con patologie importanti, tra cui:

  • cuore univentricolare e Fontan
  • ipertensione arteriosa polmonare
  • sindrome di Eisenmenger
  • disfunzione residua ventricolare.

Ho già segnalato ai miei pazienti di richiedere, ove possibile, lo smart working e di evitare lavori di front office”. Stare a casa e seguire le disposizioni date in modo stringente, è la tattica migliore al momento per proteggersi.

I bambini con cardiopatie congenite: nessun allarmismo, ma attenzione alta

L’incidenza è maggiore negli adulti, ma le massime cautele sono fondamentali anche per i bambini: “Non abbiamo riscontrato al momento casi di patologia nei bambini, solo positività al tampone senza sintomi.

Tuttavia non è detto che questa condizione persisterà e, data la fragilità insita dei bambini cardiopatici, è importante essere rigorosi nelle precauzioni”.

 

COSA FARE IN CASO DI SINTOMI DA COVID-19

In caso di necessità  è fondamentale non recarsi in ospedale, ma contattare il cardiologo di riferimento se si pensa a un problema cardiaco o il medico di Famiglia o i numeri d’urgenza preposti se comparissero sintomi respiratori.

“Anche in presenza di sintomi - spiega lo specialista -, è necessario non assumere farmaci senza prescrizione, discutere ogni cambio terapeutico con i curanti e non interrompere le terapie farmacologiche senza un consulto”.

Policlinico San Donato: hub per le cardiopatie congenite

La specializzazione del Policlinico San Donato in ambito cardiologico e cardiochirurgico impone una sensibilità maggiore nei confronti dei pazienti cardiopatici, in particolare quelli affetti da cardiopatie congenite, per i quali l’Istituto è centro di riferimento ed eccellenza a livello internazionale.

L’IRCCS Policlinico San Donato è stato definito da Regione Lombardia hub per le cardiopatie congenite:

“In questa situazione di emergenza, tutte le visite ambulatoriali non urgenti sono state annullate e verranno riprogrammate.

Tutti coloro che necessitano di un intervento di cardiochirurgia o emodinamica interventistica come trattamento d’emergenza, vengono fatti confluire al Policlinico San Donato, in coordinamento con tutti gli altri centri della regione.

“In questo momento stiamo organizzando la complessa attività e mantenendo la gestione di tutti i pazienti già ricoverati e non dimissibili”, conclude il dottor Chessa.

In questo momento più che mai prima una forte collaborazione fra Centri e fra professionisti è fondamentale per assicurare il meglio ai nostri assistiti.

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